Pensieri

Sul podio della covidianità Giuseppe Circelli. Oct. 2020

Una seconda ondata del coronavirus era stata data per scontata, anche se non con assoluta certezza. E ad autunno appena iniziato la ricaduta si è affacciata in vari Paesi andando a prendere di mira anche i giovani: è venuto a fare una carezza pure sulle spalle della promettente età verde!

Ma cerchiamo di fare una messa a punto su quello che si è verificato, per quanto riguarda il comportamento umano, tra la prima e la seconda fase del covid 19. Intanto va sottolineato che la medicina, ben supportata da precedenti esperienze analoghe e dai passi da gigante fatti dalla scienza, ha saputo controbatere efficientemente gli attacchi del morbo, pur non avendo ancora trovato un vaccino adatto a debellarlo compleltamente. Cosa questa quasi illusoria perché l’unico rimedio a certi mali sta nella convivenza con essi o nella speranza di una eventuale riproduzione di anticorpi. Ciò premesso mi permetto di paragonare questa devastante covidianità ad una gara agonistica e mettere sui tre gradini del podio i protagonisti delle rispettive medaglie. Quello più alto spetta a medici e infermieri che si sono prodigati anima e corpo a soccorrere i contagiati anche a costo della loro stessa vita; ad essi, dunque il meritato onore della medaglia d’oro e il caloroso applauso della nostra riconoscenza!

Dal canto suo, a quanto pare, pure la fascia generazionale adulta e senile ha fatto la sua parte per non ingolfare il traffico delle vite verso l’aldilà. Un po’ perché prudentemente consigliata dai figli, un po’ per ubbidienza alle nuove misure di sicurezza, un po’ anche per paura di essere veramente abbracciati da sorella morte…noi anzianotti e gente matura siamo stati, più o meno, di buon’esempio nella gestione di questo increscioso tempo buio; e possiamo essere orgogliosi di aver saputo rinviare a più tardi il giorno della nostra comparsa alle porte del paradiso. E, come avrete ben capito, il secondo posto del podio mi va di assegnarlo proprio alla categoria di queste brave persone: la medaglia d’argento, quindi, sul petto della saggezza che ha tenuto la situazione sotto controllo con calma e riflessione.

Immagino che siate curiosi di sapere chi ho messo sul terzo gradino del podio; ebbene la medaglia di bronzo l’ho appesa al collo della spensieratezza giovanile. Cari giovani, sin dall’affacciarsi su terra del coronavirus siete stati gli angeli custodi di nonni e genitori più soggetti all’attacco del morbo. Ricordate la spesa fatta per loro e lasciata sull’uscio di casa? E quei saluti di affetto lanciati dalla strada attraverso vistosi baci volanti? Siete stati veramente stupendi nel prendervi cura dei vostri vecchietti con diligente premura e filiale affetto! Ma non sarà che la vostra asintomaticità vi abbia fatto rischiare troppo? Con l’arrivo dell’autunno, infatti, la pronosticata seconda andata si è realmente verificata ed ha preso di mira anche voialtri giovanotti che, a torto o a ragione, vi eravate illusi di essere quasi dei privilegiati. Non sarà che il vostro entusiasmo vi abbia fatto sottovalutare i parametri della situazione? Dovunque nel mondo si è notata una certa trascuranza da parte vostra sulla messa in tratica delle necessarie misure di sicurezza; dovunque nel mondo l’euforia del divertimento e del raggrupparsi insieme vi ha portati a negligere il distanziamento sociale e l’uso della mascherina. Non sarà stato questo vostro modo di comportarvi tanto impulsivo da rasentare quasi l’incoscienza? Non sarà, infatti, proprio questa vostra leggerezza ad aver appesantito lo scorrere di questo sfortunato 2020?

Visto che ci risiamo, speriamo bene e torniamo a sognare di nuovo il sereno arcobaleno del «tutto andrà bene»!

In orante covidianità Giuseppe Circelli, Oct. 2020

Causa virus i luoghi di culto sono stati tra i primi a chiudere le porte e tra gli ultimi a riaprirle; tutto questo ci ha portati a tenerci in contatto con l’Alto in modo, è veramente il caso di dirlo, completamente «virtuale».

È stato solo qualche mese fa che anch’io, al richiamo delle sue campane, mi sono recato nella Maria Ausiliatrice per il mio primo ingresso post-covid in chiesa: per il momento preferisco andare a messa a quella meno affollata delle cinque pomeridiane. Precluse da cordoncini colorati, in molte file di banchi è vietato sedersi per la nuova moda del distanziamento sociale; nonostante questo la presenza in chiesa, al pari del peso sulla luna, è ancora la metà della metà: cosa ti prende, mia cara gente? Hai paura del contagio anche nella casa di Dio? Suvvia, coraggio: penso che il Signore, almeno la Sua dimora, la tenga ben disinfettata! Entro, prendo posto e, mascherina al volto come tutti gli oranti, mi guardo intorno. In alto, su due mensole ai lati del presbiterio, la Madonna da un lato e dall’altro san Giuseppe: la mamma e il papà di Gesù; tutt’intorno alla vasta navata, sui mosaici delle vetrate, i fatti salienti del passaggio del Cristo in terra; alla sinistra di chi guarda un vistoso crocifisso, ma lo sguardo viene immediatamente attratto dal Risorto illuminato dai potenti raggi di un sole radioso! Le braccia protese agli astanti il Figlio prediletto sembra dire: «Io sono la via, la verità e la vita».

Ma cosa ha fatto l’umanità da duemila e rotti anni a questa parte? Quali momenti e quali azioni del figlio dell’uomo ha preso ad esempio per rendersi meritevole del regno promesso? Per comodo o per convenienza si è menata subito per la scorciatoia; ha scartato le rinunce ed i sacrifici e si è messa orgogliosamente sul cammino che porta alla gloria; ha scansato le ombre e si è immersa nella luce; senza passare dal Golgota ha scalato repentinamente il Tabor non considerando che tale corsa poteva costarle cara: ha fissato lo splendore, ma l’improvviso bagliore l’ha accecata! La vista abbagliata ha perso il controllo delle sue cose e non ha più saputo gestire i tempi del suo operato; è caduta in confusione e, dinanzi alle provette del suo laboratorio, invece di schiacciare il bottone della vita ha digitato quello della morte, dando la colpa al covid per le tenebre che sono venute ad oscurare il cielo sul suo capo.

Nella Maria Ausiliatrice, dopo l’ite missa est, non si esce più dall’entrata pricipale, ma bisogna farlo da quelle laterali che danno nel parcheggio; seguendo le frecce per l’uscita sulla sinistra bisogna passare sotto il crocifisso e attraversare la cappella delle mamme coi bambini: non sarà che per diventare buona, l’umanità, debba pentirsi e ritornare bambina? Ma non dimentichiamo che l’umanità non è un termine astratto: l’umanità siamo ognuno di noi!

Carissimo coronavirus,

Ti scrivo queste poche righe per ringraziarti di avere intimato all’uomo di abbassare la testa a terra e di rivolgere lo sguardo al cielo. Era arrivato, l’uomo, quasi a ritenersi un padreterno in terra, impettito dalla sua sete di potere e inorgoglito dalla sua smania di progresso; fiero del suo genio inventivo era arrivato fin’anche a sfidare Dio in questi suoi voli spaziali che gli hanno inquinata l’aria stessa che respira. Per merito tuo, comunque, l’umanità si è quasi rinsavita; se non fossi giunto tu a tormentarci forse non avremmo mai apprezzata la grandezza della nostra medicina, le stupende doti dei nostri medici, la generosità di chi si prodiga per gli altri negli ospedali; né mai ci saremmo accorti dell’altruismo di chi si mette a servizio del prossimo anche a costo della propria vita: di questi angeli custodi della salute pubblica! Grazie per averci dato la possibilità di prendere in considerazione la disponibiltà dell’uomo buono che solidarizza con il prorpio simile…finalmente divenuto il suo prossimo! Grazie anche perché, con questo tuo perentorio «resto a casa», in questo silenzio che sembra parlare all’anima, ci hai fatto rivalutare, anche se ho sentito parlare di alcuni dissensi coniugali che hanno fruttato introiti extra in qualche studio legale, il calore del focolare domestico, gli affetti di famiglia, la bellezza di vivere quelle piccole cose che gli andazzi della società ci avevano fatto dimenticare; ci hai quasi invitati a riscoprire l’innocenza di quel bambino che c’è in noi! Grazie anche per il fatto che stai suggerendo alla società l’idea di ristrutturare il sistema lavorativo, cercando di dare molto più rilievo ed importanza anche ad un lavoro fatto da casa, a quello che ormai ha già preso il distintivo di «telelavoro»; nel frattempo, in questi giorni bui, sembra che alcuni umili lavori stiano divenendo i più necessari. Intanto un grazie personale anche da parte mia: se non fosse stato a causa tua forse non sarei rimasto qui a casa per collaborare a questo «Flash, la cultura a portata di mano», né ti avrei scritto le cinque poesie precedenti né la lettera che ti ho appena scritto. Ecco, mi hai dato pure l’occasione di porgere con affetto la mia gratitudine alla CFMB che attraverso le sue mitiche onde radio allieta la sopragggiunta ondata di malinconia, da te causata, cercando di allontanare dalle nostre case il pensiero di una tua visita inopportuna.

Ciò premesso vengo subito a dirti che sei un vigliacco: perché non trovi il coraggio di farti vedere in faccia in modo da darci la possibilità di trovare l’antivirus adatto a schiacciarti? Ma non preoccuparti più di tanto: i nostri efficienti ricercatori sono già all’opera e prima o poi la vittoria sarà nostra come nel caso di tanti altri tuoi predecessori. Scusami se ti faccio presente che, spaventato ed intimorito dalla tua virulenza, vorrei che tu sparissi per sempre dalla nostra beneamata terra e non vi tornassi mai più. Sì, questo è quello che spero di tutto cuore e mi auguro che avvenga il più presto possibile! D’altra parte, però, ho anche il presentimento che appena sparisci tu, l’uomo possa ritornare ad essere l’homo homini lupus di sempre! Stai facendo più vittime tu che le due guerre mondiali messe assieme, ne stai ammazzando più tu di gente che ogni altra epidemia nel passato. Fermati, per piacere, perché per curare i contagiati si devono costruire ospedali di emergenza, senza contare che nei cimiteri non ci sono più posti ed è inumano dover scegliere tra chi far morire e chi salvare! Fermati perché non abbiamo più né lacrime per piangerli, né spazio per pregare, né libertà di abbracciarli per dir loro addio: ci costringi a cremare le salme in solitudine e senza il conforto di alcun parente! Perlomeno, smettila di inveire anche contro i buon samaritani e le solerti crocerossine in soccorso dei fratelli da te contagiati. Prendo sempre più coscienza che stai paralizzando pure ogni genere di affari ed ogni tipo di commercio; non sarà che, una volta passato tu ed il tuo pericolo, i magnati del lucro non facciano scontare i loro perduti guadagni alla povera gente? A proposito di lucro, è vero che tu ti sia potuto propagare così velocemente proprio perché i «sacerdoti del soldo» non hanno denunciato tempestivamente la tua «tenuta a battesimo»? Prima di andare oltre, permettimi di dare una stretta di mano ai media di tutto il mondo per tenerci informati delle tue misfatte e, al tempo stesso, di dare un pò di conforto al nostro spirito; infatti per colpa tua proprio le chiese e i luoghi di preghiera sono divenuti i primi a non essere frequentati; un sentito grazie a voi dunque, radio e tele operatori, per averci fatto trascorrere, fra l’altro, le scorse feste pasquali da buoni cristiani: facendoci accompagnare il Signore sul Golgota e poi farcelo vedere risorto dal Santo Sepolcro. In quanto a te, batterio crudele, non ti rattrista il fatto, unico nella storia della Chiesa e delle telecomunicazioni, di averli costretti a parlarci di un papa, vestito di bianco, andarsene da solo meditando a passi lenti, pastore privato del suo gregge, per Piazza San Pietro sotto la Sua finestra vuota? Tu un cuore non ce l’hai e quindi non puoi capire cosa vuol dire per essi raccontarci di città deserte e di solitudine nel mondo. Giacché ci siamo, sai per quale altro motivo, sia pure ironicamente, mi sento di ringraziarti? Per aver cercato di svalutare «i soldi sporchi»; finché tu sarai tra noi in vari punti vendita non si può pagare in contanti, bisogna pagare o con interact o con carta di credito; il contante può infettare ed ecco che, finalmente per la prima volta nel corso della storia dell’uomo, i soldi sporchi sono stati messi al bando…ma, naturalmente, si fa per dire. Ti giunga gradito, comunque, il saluto dei tanti ragazzi e giovani studenti che hai reso felici impedendo loro di andare a scuola. Molti di essi, fortunatamente, hanno cercato di istruirsi ed educarsi attraverso la telematica offertaci dalla scienza moderna; se tanti altri, al contrario avessero dovuto darsi alla pacchia, la colpa è tua; ragion per cui, vergognati di imbrattare la futura società sin da ora. Che tristezza i nostri week-end senza calcio e le nostre giornate senza divertimenti e svaghi. A questo punto non so prorpio come definirti: vorrei chiamarti così come si insultano in campo certi arbriti, ma non lo faccio per decenza. Hai fischiato la massima punizione addirittura allo sport e alle sue entusiastiche manifestazioni che trascinano folle esultanti. Se, guarda caso, lo hai fatto per punire gli ultras che generano solo disordini e guerriglie, beh non posso proprio darti tutti i torti.

Scherzi a parte, la terra è ancora terrorizzata dal tuo passaggio e di giorno in giorno i focolai del tuo soggiorno si propagano ancora. Ma, come già ti ho detto, non l’avrai vinta tu e a conti fatti, uniti e compati come siamo, ti sconfiggeremo! Stando così le cose, vorrei darti un consiglio, vorrei farti un piccolo suggerimento, vorrei porgerti un’umile preghiera; però non arrabbiarti e cerca di capirmi. Se ancora hai qualcosa da farci scontare e la tua missione non è ancora finita e tu avessi altre vittime da sacrificare, perché non ti fai un bell’esame di coscienza e non ti indirizzi verso chi veramente se lo merita?! Lascia stare la povera gente e gli uomini senza malizia e va da chi, incoscientemente, ti ha permesso di poter circolare a manca e a dritta; lascia stare le persone innocenti e va a dare una bastonata in testa a quegli sciacalli che sfruttano questi momenti di confusione e di sbando per fare lucri vergognosi e spuderati guadagni; lascia stare gli agnelli e va da chi si sta già preparando a divenire «lupo per l’altro uomo»! Termino questa mia presente chiedendoti di darmi retta perché, se tu esaudusci questo mio desiderio, spazzando via la cattiveria e ponendo all’orizzonte il variopinto arcobaleno del «ça bien aller», la gente che resterà dopo il passaggio di questo tuo disastroso temporale sarà esattamente quella di quel mondo migliore che tutti speriamo: faccela questa grazia e dacci, finalmente, la gioia di intonare al più presto il «Te Deum» di ringraziamento! Ed ora addio per sempre.

P.S. Pensando con riconoscenza a tutti quelli che ti combattono in prima linea senza nemmeno badare alla loro stessa incolumità, mi permetto di invitare ad uno spontaneo volontariato quanti sono ormai nella fascia «ultra»: non di sport, ma di età. Prendendo la vita con filosofia, vorrei che tu scendessi con loro ad un compromesso. Ammesso che ognuno di essi possa valere la vita di un gruppetto di più giovani, sei disposto ad allontanarti da questi gagliardi e promettenti under e avvicinarti, se sei proprio obbigato a farlo, a qualche over già attempato? Ed allora, miei venerandi e saggi canuti, accettate la sfida e dimostrate al mondo intero che non c’è età alcuna per diventare eroi. Se questa immaginaria barchetta che ho gettato in alto mare dovesse giungere in porto, avrai il merito di passare alla storia come l’unica pestilenza che ha ringiovanito l’umanità sulla faccia della terra!





Visualizzati da 1 a 3 di 3 articoli

Tutti i diritti riservati 2021  - Associazione Culturale Di Campodipietra A Montreal Canada
Sito realizzato da MLSC